
Lettera di Marcello Veneziani
E' un'impresa temeraria e meritoria nell'epoca del tramonto della politica e della sconfitta delle idee e delle ideologie, fondare e animare per così tanti anni un'Accademia nazionale della politica. Ma ancora più arduo e ammirevole è continuare a farlo pur non facendo direttamente capo a nessun partito o istituzione pubblica, universitaria, privata o statale; non godendo di nessun generoso fondo o di quegli straordinari finanziamenti pubblici di cui godono altre istituzioni, premi e convegni su temi politici.
Molti patrocini, anche prestigiosi, grande pubblico e molti ragazzi, merce rarissima sui temi della cultura politica, ma poi c'è molto volontariato, vera passione civile e pochi sostegni.
L'Accademia nazionale della politica, e il suo presidente e fondatore Bartolo Sammartino, hanno intrapreso questa strada nel 1997 e hanno avuto in questi tredici anni di vita, numerosi incontri, ospiti, approfondimenti e persino viaggi culturali. L'accademia è davvero attenta al duplice statuto di realtà legata al proprio tempo e al proprio luogo, perciò alterna temi e convegni dedicati ai nuovi scenari culturali, politici, filosofici e civili, con incursioni legate al proprio territorio, alla Sicilia, alla sua vita, la sua storia, la sua civiltà millenaria e i suoi intrecci originari.
Da anni partecipo assiduamente ai loro anni accademici, a cui non sono mancato quasi mai e non solo perché mi avevano nominato presidente onorario dell'accademia. Ho affrontato temi di interesse generale ma ho presentato anche libri miei, alcuni in sintonia con la prima ragione dell'Accademia, il confronto con il proprio tempo, altri in sintonia con la sua seconda motivazione, il confronto con la propria terra. Ho riscontrato vivacità intellettuale, partecipazione attiva, presenze giovanili rinnovate, e anche attenzione ai libri e alla scrittura. Nonostante l'intestazione dell'associazione, non si è mai trattato di dispute accademiche, di ostentazioni erudite e professorali, ma di confronti con la vita e la realtà che mirano all'essenza e non al formalismo.
I luoghi scelti sono sempre all'altezza delle circostanze, sedi rappresentative di Palermo, ma mi sono spinto anche nelle altre sedi siciliane dell'Accademia, da Agrigento a Ragusa, e oltre. Un'impresa del genere merita di allargarsi oltre i confini della Sicilia, sbarcando a Roma e Milano. E merita di essere sostenuta. Perché pensare la politica nell'epoca in cui tutto in politica si esaurisce nella sfera del fare e del malaffare, è già un atto di fiducia nell'intelligenza e nell'avvenire, ma anche nella dignità del vivere insieme e nella sensibilità comunitaria.
Marcello Veneziani



